L’impressione che ho avuto, vedendo per la prima volta il complesso di edifici della FAUP, la Facoltà di Architettura di Porto, è stata quella di trovarmi di fronte ad un’opera eccezionalmente semplice, ben integrata con il paesaggio, ma ho pensato a tutto fuorché ad un luogo in cui vengono forgiati gli architetti portoghesi del futuro. Ebbene, nel giro di qualche minuto, ho dovuto ricredermi…

La stupenda giornata di sole, calda e senza nuvole, è stato un pretesto per fare due passi ed attraversare la città fino alla Scuola, passando per i magnifici giardini del Palacio de Cristal popolati da pavoni. Abbandonare le larghe strade trafficate ed i suoi palazzi per immergersi nei piccoli sentieri cittadini fatti di mura antiche ed alberi in fiore potrebbe aver contribuito, da parte mia, ad osservare con uno sguardo diverso una delle tante opere di Àlvaro Siza nella città di Porto.

Il primo impatto non è stato dei migliori. Davanti a me una serie di edifici bianchi, poveri, asciutti, con lunghe finestre a nastro di lecorbuseriana memoria, sembravano un bel complesso residenziale, immerso nel verde della periferia portuense. Mentre mi avvicinavo, emergevano uno ad uno i dettagli del progetto, dagli aggetti in cemento armato sopra le aperture per impedire l’ingresso diretto della luce, ai bellissimi giochi di ombre che i vetri delle finestre aperte proiettavano lungo le facciate.

 

La totalità del sistema è composta da quattro fabbricati che si sviluppano in altezza, divisi, attraverso un’ampia piazza sopraelevata, da un altro edificio, più basso e con sviluppo orizzontale. Quest’ultimo contiene le funzioni comuni a tutta la facoltà, dal bar, al centro amministrativo, alla biblioteca; gli altri edifici sono accessibili unicamente dal piano primo, dalla piazza, ed ognuno rappresenta i corsi di architettura, dal 2° al 5° anno, in cui gli studenti seguono le lezioni. Distaccato nettamente dagli altri è il fabbricato destinato alle matricole del primo anno, situato su una leggera collina adiacente al lotto principale, accessibile da una lunga scalinata si perde dietro una vegetazione tanto fitta da nasconderlo alla vista dalla strada.

Passando dal bar, per poi entrare nella piazza e quindi nell’edificio comune, la percezione di trovarmi in una zona di residenze popolari è subito svanita, sostituita da una strana sensazione di calma e tranquillità. L’atteggiamento spensierato degli studenti incrociati nei giardini del bar o nei corridoi rispecchiava questo stato di quiete che la struttura emanava attraverso i suoi muri bianchi e la sua luce abbagliante.

 

L’interno riproponeva la stessa situazione dello spazio esterno. La pavimentazione in marmo chiaro, tendente al beige, si prolungava fino a metà parete, che proseguiva con il classico intonaco bianco. La monotonia dei colori, sebbene potesse risultare asfissiante, a mio parere è stata pensata per dare il massimo risalto alla luce diretta che entrava attraverso le finestre in facciata ed a quella indiretta che penetrava da aperture a scomparsa nel soffitto e rendeva l’ambiente piacevolmente soffuso. Una serie di rampe, rettilinee e circolari, permettevano l’accesso ai piani superiori ed alla biblioteca, che personalmente ritengo un capolavoro.

Non troppo grande, lo spazio si sviluppava longitudinalmente su due piani, con una corte centrale in cui predominava un lucernario di forma romboidale con vetri opalini che catturava la luce dall’esterno per distribuirla uniformemente in tutte le zone della biblioteca. Troppo forte è stata la tentazione di prendere un libro dagli scaffali laterali per aver modo di sentire cosa si provasse a studiare lì dentro.

 

Leggendo distrattamente un libro a caso seduto sotto il grande lucernario, ho finalmente capito che quella strana sensazione che avevo percepito all’ingresso era generata dall’edificio stesso: pensato in ogni dettaglio per permettere la crescita intellettuale e lo stimolo per sviluppare le proprie idee, progettato per l’uomo ma perfettamente in grado di dialogare con il territorio ed il paesaggio circostante, capace di vivere ed essere vissuto in armonia con la tradizione portoghese.