Team 2876: Ceci n’est pas une fenetre

C’è un percorso molto concreto dietro le suggestioni. I concetti, le motivazioni, l’architettura non può risolversi in un atteggiamento giustificatorio a posteriori. Ma la vita di un’idea non può che manifestarsi nella concretezza del progetto, e i passi che hanno condotto a quelle scelte non necessitano di spiegazione, se il fine ultimo, il piacere, viene raggiunto.

La questione del genius loci è così complessa e delicata che lo studio delle sue implicazioni apre un panorama talmente vasto che difficilmente lo si può abbracciare con un unico sguardo. Ma le isole Svalbard sono un luogo senza tempo, ed è forse grazie a questa caratteristica che è stato così facile assurgerle a paradigma dell’identità del luogo e dell’architettura stessa.

Questa non è una finestra, è altro, molto di più. È l’invito ad una riflessione filosofica sul valore della finestra al di là della sua funzione, al di là del linguaggio che rappresenta, al di là del suo ruolo costruttivo e architettonico. È il simbolo della permanenza dell’uomo nella storia, la sua conquista dello spazio, il simbolo del suo disegno. Ma è anche, soprattutto, l’interfaccia con la natura, il varco tra l’esterno e l’interno, tra la natura e l’artificio, tra il luogo e la sua architettura.

La scansione modulare delle finestre rappresenta l’anima di Pyramiden, un evento artistico in chiave architettonica che dà valore e senso a un sito che li aveva perduti. Le fabbriche vengono smaterializzate, l’architettura si fa gioco di vuoti, si spoglia dalla propria pelle e intraprende un dialogo eccentrico con la natura, diventa uno spazio sociale collettivo infinito. L’essenza di Pyramiden si manifesta infine nel luogo cui appartiene, essenziale, onesta, per sempre preservata.

Natura e ghiaccio. L’aspetto esteriore proprio del nuovo spazio è congelato nella natura stessa, in un suo elemento essenziale, profondamente caratteristico delle Svalbard, il ghiaccio. Il materiale essenziale del progetto, struttura la nuova architettura in cicli temporanei, effimeri, e per questo tanto più preziosi e permanenti. Il naturale corso climatico di gelo e disgelo rende la nuova Pyramiden sempre diversa, senza mai alterare la propria profonda identità.


Team 1765: Threshold

Anche se queste terre erano state scoperte 400 anni prima, Piramyden è nata e morta in soli cinquant’anni durante la seconda metà del ventesimo secolo.

Pyramiden è comunità,

Pyramiden è lavoro,

Pyramiden è famiglia,

Pyramiden è hockey sul ghiaccio,

Pyramiden è i suoi 1000 abitanti con i loro sogni e speranze,

Pyramiden è vita.

Pyramiden è identificata dalle persone che hanno vissuto lì, per loro è stato il sogno che non si è mai avverato. Storicamente questa terra era abitata da persone che arrivavano e se ne andavano come cacciatori, esploratori, scienziati, ma nessuno si fermava: è sempre stato un posto con popolazione zero, finché qualcosa di straordinario non è accaduto. La straordinarietà di questo posto può essere legata agli particolari eventi eventi che hanno portato delle persone a viverci per cinquant’anni, un periodo di tempo molto breve, ma abbastanza per creare una comunità, per ristabilirvi una famiglia, una vita. Precise circostanze che ora non sussistono. E migliaia di persone che si sono stabilite nel sito minerario vi avrebbero vissuto per sempre nonostante le durissime condizioni del meteo, erano una comunità giovane, piena di energie, c’era sempre qualcosa che stava accadendo, ma arrivò il momento in cui dovettero abbandonare quel posto.

“Qualcosa di bellissimo è finito ma non diremo mai addio a Pyramiden perché rimane nei nostri cuori.”

Hanno lasciato lo scheletro della comunità, i suoi edifici, la prova del lavoro umano, con l’arredamento e gli oggetti, la prova della vita umana. Per riportare in vita Pyramiden, la città deve morire, i suoi abitanti la hanno abbandonata, rimane invece, è rimarrà per sempre la malinconia per un paradiso perduto. Vogliamo preservare la straordinarietà di una comunità ordinaria che, con la sua vita di tutti i giorni, ha portato la vita in un posto impensato. Oggi è diventata un museo a cielo aperto, un’attrazione turistica, questo tradisce la sua anima di locus amoenus, villaggio autosufficiente.

Restauro sperimentale non è la conservazione della città e quindi dei suoi edifici, ma piuttosto mira a tramandare l’atmosfera, lo spirito, il significato di una città fatta di lavoratori, strade, bambini, giocatori di scacchi, case, madri, cavi elettrici, giovani uomini, sognatori. Se lasciassimo gli edifici nel sito ci sarebbe sempre qualcuno che vorrebbe essere testimone della lenta decadenza della città, dell’assenza umana attraverso la presenza del suo lavoro, È romantico luogo fantasma dove la natura prendere gradualmente il sopravvento sull’opera umana.

Questa è la ragione per cui distruggiamo quegli edifici, per evitare che la città diventi attrazione turistica. Pyramiden rimarrà un luogo senza popolazione, finché non accadrà un altro fortunato evento, qualcuno continuerà ad andare venire allo stesso modo, come è stato durante gli ultimi secoli. Gli esploratori, ricercatori, avventurieri che vi andranno, lasciamo la memoria di Pyramiden, come luogo di vita, lasciando loro diversi fotogrammi della vita di tutti giorni. Preserviamo i cinquant’anni di lavoro, divertimento, navigazione, nuoto, viaggi, apprendimenti, tutte quelle attività tipiche di Pyramiden ma anche comune a tutti i villaggi minerari sovietici, a tutte le comunità, e che, anche per noi, sono familiari. Le persone saranno in grado di farne esperienza su diversi livelli: il suono ci dà la possibilità di riprodurre scene specifiche come i bambini che giocano e ridono nel cortile della scuola, e toccare i materiali aggiungerà un significato sensoriale che permette di stimolare l’immaginazione delle persone.