Progetto · 2017
Riprenditi la città
I cortometraggi di 120g per la seconda edizione di “Riprenditi la città”, il concorso dell’Associazione Italiana di Illuminazione sulla luce e lo spazio urbano.

Si è conclusa la seconda edizione del concorso per cortometraggi “Riprenditi la città”. Dopo la vittoria nella categoria speciale dell’anno scorso per il video più originale, 120g ha deciso di cimentarsi sull’affascinante tematica del videomaking con più di una proposta quest’anno. Il concorso, indetto dall’associazione italiana dell’illuminazione e rivolto a tutti i giovani under 30, rappresenta un eccellente pretesto per approfondire temi e tecniche comunque affini al campo dell’architettura. La descrizione dello spazio urbano attraverso le riprese ha dato infatti luogo a suggestive interpretazioni, una sfida nuova che non abbiamo tardato ad accogliere. Il concorso si è svolto intorno a tre tematiche: la luce e il cinema, la luce e il suono e la luce e i luoghi e coi nostri video abbiamo provato ad interfacciarci, abbiamo sperimentato e proposto concept per più di una categoria, i cui esiti riportiamo in questo articolo. L’esito non ci ha premito quest’anno, complimenti ai vincitori e pronti per la nuova sfida, il prossimo anno!
Light Stamp — Riccardo Bartali
La luce è stata una delle più grandi conquiste dell’umanità. La luce ha permesso all’uomo di sconfiggere la notte, fino ad un secolo fa territorio quasi inesplorato, donato ai ladri, agli assassini e ai temerari. L’uso massiccio dell’illuminazione ha concesso alle persone nuovi spazi e maggior tempo da vivere, da esplorare, da sentire sulla propria pelle, luoghi dove radunarsi e stare assieme.
Nella città contemporanea la piazza è diventato l’area dove di notte i lampioni fanno da padroni, generando luce per i giovani che vi si raccolgono per parlare e trascorrere i proprio tempo in compagnia.
Nel centro della città un ragazzo corre nella piazza annoiata e silenziosa. Consuma il proprio gesto contro un muro, lasciando un’impronta. Similmente a Prometeo che sacrificò la propria esistenza su una rupe, divorato dall’arpie, per portare il fuoco sulla terra, il giovane incarna questa essenza ieratica e salvifica: sacrificandosi permette alla piazza di animarsi e di prendere vita e ai suoi consimili di arrivare e sentirsi protetti. Sotto lo sguardo vigile di un segno impresso luminoso su un palazzo, simbolico nella sua semplcità, la notte si svolge all’insegna dell’uomo e della sua attività frenetica, del tutto estranea al cielo che fino ad allora aveva dettato legge con i suoi cicli.
Interazione 1 — Francesca Chiappa, Giulia Grassi
In un gioco di incontri si svolgono le interazioni tra le ombre e le figure a cui appartengono. Interazioni intime, dolci, sensuali, curiose, traspirano un senso di filantropia.
Ispirato ai self portrait fotografici di Andy Wharol e alla celebre scena scena in cui Peter Pan ricerca la sua ombra, questo video indaga l’espressività e la fisicità delle ombre. Racconta tre diversi stati di interazione che hanno la medesima intensità.
Il battito più luminoso — Alessandro Ariel Terranova
La luce è un impulso vitale, rappresentazione dell’animo umano. Un battito scandito dal tepore di un’unica fiamma che brucia e che per quanto piccola sia riesce ad illuminare la nostra vita. Una voce e un telefono, non serve altro per comunicare questo concept. Qualcosa è stato sottratto, qualcosa di cui non possiamo fare a meno. Un amante al telefono parla con la sua amata, se n’è andato col suo cuore, ora ne è padrone. Padrone di quella luce che li unisce e che senza la quale vivere non ha senso. Il percorso si chiude su se stesso, un’unica luce, un unico cuore, una sola vita che termina, insieme, per i due amanti.
La Città perfetta — Gemma Salvadori
“Un uomo non può camminare a caso, non sono solo i ciechi ad aver bisogno del bastone che tasti un palmo avanti o del cane che fiuti i pericoli, anche un uomo con i propri due occhi intatti ha bisogno di una luce che lo preceda, quello in cui crede o a cui aspira, anche i dubbi servono, in mancanza di meglio.” —
José Saramago, L’anno della morte di Ricardo Reis



