Salta al contenuto

Pensieri

Porto.

Andrea Tonazzini ·

Andrea Tonazzini


La traduzione letterale del termine portoghese “sentido” significa direzione. I portoghesi tuttavia associano a questa, nella sua accezione più profonda e ideale, il significato sostanziale di un’azione o di una cosa. Ci sono parole che nel conoscere una lingua diversa dalla tua rimangono a te più legate. Forse perché arrivano momenti nella vita in cui si sente l’esigenza di cambiare ed abbandonare la superficialità delle cose ricercandone la sostanzialità.

L’idea di Porto nasce dalla possibilità offertami dal programma Erasmus, a detta di tanti “una delle poche cose buone fatte negli ultimi venti anni dalla Comunità Europea” che è stata, nel mio caso, ottima ed efficace permettendomi di entrare senza problemi in una realtà a me sconosciuta. Lasciare il proprio cerchio delle certezze è stato qualcosa di forte, mi ha permesso di affrontare la distanza, di relazionarmi con le diversità, di aprirmi al mondo e di cambiare me stesso. Grazie a ciò ho conosciuto persone e sono nate nuove amicizie, ho creato inaspettatamente una nuova piccola famiglia che ogni giorno riuscivo a conoscere meglio.

Ai primi periodi caratterizzati da grande novità e spensieratezza, sono seguiti momenti di riflessione in cui alcune partenze hanno segnato punti di svolta. La lontananza, i vuoti e le incertezze sono state solo una parte delle impressioni, sensazioni ed emozioni uniche che hanno contraddistinto questo percorso di circa un anno in cui il saluto finale ha segnato l’inizio di qualcosa di nuovo. La scelta della città però non è stato solo un qualcosa legato all’economicità della vita, alla somiglianza ritmica portoghese con quella italiana e alla sua intrinseca spontaneità ma, ad uno dei caratteri più forti che la caratterizzano tutt’ora.

Fino dalla caduta del regime infatti, Porto è stato il centro artistico della rinascita architettonica del paese. Figure come Távora, Siza e Souto de Moura sono risultate essere solo la “punta dell’iceberg” creatosi in questo contesto tramite cui è stata formata una nuova società.

Universitariamente parlando quindi la scelta di Porto è stata perfetta per me.

Strutture che sono risultate vere e proprie opere d’arte funzionali e ben organizzate. Compagni di classe che frequentavano l’università non come obbligo ma come strumento per migliorarsi e confrontarsi sotto tutti i punti di vista. Professori, prima uomini, poi architetti e solo dopo docenti. Un ambiente dove crescere, il risultato di un processo spontaneo e naturale in cui ricercare la sostanza delle proprie idee. Il tutto ha creato un perfetto luogo per vivere, armoniosamente contrastante, lungo la linea di un rapporto con se stessi e con gli altri, con un unico sentido: Porto.

Il cielo sopra Porto, dalla Casa dos Vinte e Quatro

Leggi anche